Se del tuo intuito ci si può fidare, beh allora Amburgo è un posto da tenere in conto: attraversandola hai subito l’impressione di una città viva, vera, con un’identità forte e ben definita. Canali percorsi da canoe, strade affollate di biciclette, case dal sapore anglosassone, tanti alberi e poi giovani ovunque. Una rarità in una città occidentale, di questi tempi.
Vi lasciate alle spalle lo Jutland tedesco e entrate in Danimarca mentre comincia a piovere pesantemente.
Percorrete veloci la stringa di terra che collega Rømø alla Danimarca, all’orizzonte sotto le nuvole si intravede una striscia di luce: la pioggia finirà presto. Vi fermate a un campeggio, mentre comincia a far buio prepari pollo e riso basmati per tutti. Fa freddo, ma domani sarà bello, lo senti.
E infatti il giorno dopo alle sei del mattino il sole è già alto. La costa occidentale della pseudoisola di Rømø è un’immensa spiaggia di sabbia finissima, dove si può accedere direttamente con le macchine, tipo tamarri a Daytona Beach. Passate la giornata a raccogliere conchiglie, che in alcuni punti sono talmente tante da coprire la sabbia e scricchiolare sotto i piedi quando camminate. Tu ed Emma vi avventurate in mare, freddo ma non gelido. Poi bighellonate per l’isola, curiosando tra le buffe case danesi col tetto che pare una frangetta.
Il giorno dopo sbaraccate e ripartite. Vi fermate a pranzare a Ribe, deliziosa cittadina antica, sotto uno splendido sole: come a Berlino, anche qui avete portato l’estate, ti bulli coi ragazzi.
Mitia vince il premio del pranzo surreale riuscendo a ordinare nachos con guacamole in un caffè tipicamente danish: la cameriera ci tiene a sottolineare che sono”freshly homemade“. Vabè.
Oggi tirate fino a Stoccolma; arrivate verso le cinque, ma i campeggi sono tutti pieni: pieni per gli svedesi, che significa che tra un camper/tenda e l’altro c’è spazio sufficiente per parcheggiare quattro Volvo, ma è giusto così. In fondo c’è tanto spazio in Svezia, che senso ha schiacciarsi tutti quanti? Ad ogni modo sfoderi un sorrisone e qualche parola di svedese alla receptionist tatuata, che dev’essere tipo al 15mo mese di gravidanza a giudicare dalla panza, facendo leva sui tre figli stanchi, affamati e sporchi (a parte la prima sono tutte cose vere, però SEMPRE). Alla fine vi concede un posto con elettricità e pure lo sconto. Tack så micket!
Dopo cena, vai con Maia a lavare i piatti al lavatoio comune. Sono le nove e mezza, ed ecco un altro dei tramonti killer che fa la sua apparizione. Sembrano esplosioni nucleari, il sole incendia le nuvolette che striano il cielo in mille forme: lasci Maia da sola per un istante per ammirarlo ancora una volta. Al tuo ritorno la trovi tutta intenta a lavare le pentole
“Che brava che sei, Maia. Il papà si è distratto per il tramonto. Che romanticone, eh?” “Hehe si, un po’ tanto romanticone”.
Mmmmh. Ah, è così. Cazzo.
che viaggio da sogno. se lo ricorderanno per tutta la vita!
ah ah ah maia è un genio.
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