Berlino – Amburgo – Rømø – Ribe – Stoccolma. Ricordo di T.P., compagno di un’infanzia incantata

 

tamarri a Rømø Beach
Lasciate Berlino rimanendo intrappolati in un ingorgo sulla tangenziale degno del GRA romano; per fortuna in una temporanea orgia di Wi-Fi offerta da una caffetteria ti sei scaricato un bel po’ di mappe con maps.me, e trovi una strada alternativa per uscire dalla città. Ben presto comincia a scorrere il panorama dell’idilliaca campagna tedesca, che pare uscita dalle illustrazioni di Richard Scarry: fattorie, silos, piccole foreste, lavori stradali ordinatissimi, assurdi mezzi di trasporto tra cui moto giganti a tre ruote, camion che portano automobili tutte delle stesso colore, trattori col rimorchio carico di fieno. Mancano solo gatti parlanti o vermi col berretto tirolese e uno scarpone solo. Vi fermate ad Amburgo per fare una spesa e il pieno (poco più di un euro al litro, e l’autostrada è GRATIS: deutchland über alles). 
Se del tuo intuito ci si può fidare, beh allora Amburgo è un posto da tenere in conto: attraversandola hai subito l’impressione di una città viva, vera, con un’identità forte e ben definita. Canali percorsi da canoe, strade affollate di biciclette, case dal sapore anglosassone, tanti alberi e poi giovani ovunque. Una rarità in una città occidentale, di questi tempi.

Vi lasciate alle spalle lo Jutland tedesco e entrate in Danimarca mentre comincia a piovere pesantemente. 

Cinquanta sfumature di grigio
 I ragazzi si addormentano e l’abitacolo viene invaso dalle sonate per violoncello di Bach. Questo momento tutto per te, con la pioggia fuori accoppiata al suono del violoncello, ha il potere di spalancare un ondata di ricordi di infanzia. Memorie nitidissime di un qualche pomeriggio di autunno passato a casa del tuo amico T.P., l’odore della pipa fumata dal padre nello studiolo mentre voi interrompete i vostri giochi per correre sudati in cucina a fare merenda. Era uno stato di grazia irripetibile, dove ogni cosa immaginata nel gioco era reale e fantastica al tempo stesso. Un’infanzia meravigliosa, non è vero T.P.? Oggi  abbiamo entrambe figli, e affrontiamo le nostre vite distanti; eppure quella cosa è sempre presente, da qualche parte. I nostri ragazzi vivono un’infanzia così felice? Io ce la metto tutta, T.P., per cercare di proteggere la loro età incantata, ma non è facile. Il mare a volte è mosso, probabilmente più di quanto lo fosse per i nostri genitori: ed è difficile mostrarsi a loro sempre forti, sicuri, dolci e in grado di scacciare ogni minaccia. E forse è inutile farsi questa domanda, la felicità appartiene a chi riesce a percepirla da sè.

Percorrete veloci la stringa di terra che collega Rømø alla Danimarca, all’orizzonte sotto le nuvole si intravede una striscia di luce: la pioggia finirà presto. Vi fermate a un campeggio, mentre comincia a far buio prepari pollo e riso basmati per tutti. Fa freddo, ma domani sarà bello, lo senti. 

E infatti il giorno dopo alle sei del mattino il sole è già alto. La costa occidentale della pseudoisola di Rømø è un’immensa spiaggia di sabbia finissima, dove si può accedere direttamente con le macchine, tipo tamarri a Daytona Beach. Passate la giornata a raccogliere conchiglie, che in alcuni punti sono talmente tante da coprire la sabbia e scricchiolare sotto i piedi quando camminate. Tu ed Emma vi avventurate in mare, freddo ma non gelido. Poi bighellonate per l’isola, curiosando tra le buffe case danesi col tetto che pare una frangetta.

Il giorno dopo sbaraccate e ripartite. Vi fermate a pranzare a Ribe, deliziosa cittadina antica, sotto uno splendido sole: come a Berlino, anche qui avete portato l’estate, ti bulli coi ragazzi.   

Mitia vince il premio del pranzo surreale riuscendo a ordinare nachos con guacamole in un caffè tipicamente danish: la cameriera ci tiene a sottolineare che sono”freshly homemade“. Vabè.

 

cosa ha spinto i Danesi a costruire delle megastrutture simili? spingitiori di ponti danesi, su rieducational channel
 Superate i titanici ponti che collegano Copenaghen a Malmö e approdate in Scania, tutta gialla col mare azzurro sullo sfondo (sembra la PUGLIA). La Svezia vi accoglie con mille auto Volvo in autostrada, alcune veramente assurde (gli svedesi hanno un gusto particolare per le auto vintage). La per Stoccolma è lunga: vi fermate per cenare (prepari un risotto) e dormire appena fuori dall’autostrada. 

Oggi tirate fino a Stoccolma; arrivate verso le cinque, ma i campeggi sono tutti pieni: pieni per gli svedesi, che significa che tra un camper/tenda e l’altro c’è spazio sufficiente per parcheggiare quattro Volvo, ma è giusto così. In fondo c’è tanto spazio in Svezia, che senso ha schiacciarsi tutti quanti? Ad ogni modo sfoderi un sorrisone e qualche parola di svedese alla receptionist tatuata, che dev’essere tipo al 15mo mese di gravidanza a giudicare dalla panza, facendo leva sui tre figli stanchi, affamati e sporchi (a parte la prima sono tutte cose vere, però SEMPRE). Alla fine vi concede un posto con elettricità e pure lo sconto. Tack så micket!

  Dopo cena, vai con Maia a lavare i piatti al lavatoio comune. Sono le nove e mezza, ed ecco un altro dei tramonti killer che fa la sua apparizione. Sembrano esplosioni nucleari, il sole incendia le nuvolette che striano il cielo in mille forme: lasci Maia da sola per un istante per ammirarlo ancora una volta. Al tuo ritorno la trovi tutta intenta a lavare le pentole

Che brava che sei, Maia. Il papà si è distratto per il tramonto. Che romanticone, eh?” “Hehe si, un po’ tanto romanticone”.

Mmmmh. Ah, è così. Cazzo.

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