VERSO NORD: Höga Kusten, Norfällsvikens, Skuleskogen National Park, Luleå

 

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Lasciate Stoccolma la mattina e imboccate nuovamente la E4, che attraversa la Svezia da Helsingborg fino a Lulea, su su ai confini con la Finlandia. Il cielo è coperto, a tratti piovoso. Superata Uppsala le corsie si riducono a una sola a parte qualche breve tratto a due corsie, praticamente una provinciale a scorrimento veloce: questa è l’arteria principale di tutta la Svezia. Non c’è mai traffico, non nel senso di code ma in senso letterale: si incontrano pochissime auto. Capita abbastanza spesso di vedere auto incidentate ai lati della strada: niente di grave, a parte un tir con rimorchio carico di legname ribaltato sull’altra corsia, con pompieri, ambulanze etc etc. Vai piano, e soprattutto stai concentrato. Sei sempre concentrato a dirla tutta, quando viaggi coi ragazzi, non solo quando guidi. Forse troppo, non hai quasi un minuto per te: prova ne è il fatto che non trovi neppure il tempo per leggere. Ma è un po’ come fare una traversata in barca a vela, c’è sempre qualcosa da fare, quando non stai guidando: cucinare, sistemare il furgone, lavare i vestiti, guardare la strada per il giorno dopo. E va bene così, era questo quello che desideravi: in cambio c’è tutto quello che scorre fuori dai finestrini, il silenzio e la solitudine totale nel crepuscolo la sera quando i ragazzi dormono e ti fumi una sigaretta,  

la colazione dei capponi
 il caffè bollente la mattina quando ti svegli per primo, e soprattutto quel cielo immenso sopra di voi.
Cielo che si apre, mentre superate lo spettacolare ponte sospeso che porta nell’Höga Kusten, ovvero Costa Alta, un’area patrimonio dell’Unesco che racchiude quanto di più bello ti aspettassi da questo viaggio: un paesaggio fatto di prati verdissimi, foreste scure, laghetti immobili come specchi che riflettono le immancabili casette di legno verniciate di rosso, ognuna col suo molo e la sua barca a remi, villaggi di pescatori in riva al mare tranquillo.  

 Vi fermate in uno di questi, Norfällsvikens, e vi sistemate in un campeggio di quelli veramente svedesi: vale a dire praticamente deserto, in mezzo a un bosco, con mille facilities (ma come cazzo parlo) gratis a disposizione. Mille casette rosse sparse alloggiano cucinerete con sale da pranzo e verandine sul mare, sale giochi per i piccoli, sale di lettura per i più grandi, saune… E, va detto, il prezzo è allineato a quello dei campeggi italiani.  

cena davanti alla tivù?
 Mentre scaldi un sugo di ragù in scatola una volpe esce dal bosco e si avvicina timidamente. Sembra un cucciolo di cane, con gli occhi grandi e spaventati. Magnate un piatto di maccaroni e buona notte.

Il giorno successivo vi svegliate sotto la pioggia. Siete pigrissimi, e decidete di passare la giornata a sfruttare queste benedette facilities: fai studiare un po’ i ragazzi, pulisci il furgone, andate a raccogliere lamponi nel bosco sotto la pioggia, riesci anche a fare una siesta nel pomeriggio. Per finire, prima di cena porti tutti a fare la sauna con finestra vista mare + nebbia. 

Ci trovate un papà svedese con due bambini e una birra, tra chiacchiere e veloci corse a bagnarsi con l’acqua gelida del mare grigio arriva la sera. La notte dormite benissimo.

Vi svegliate di buon ora e fate colazione abbondante (tu soprattutto, con chili di dolci alla cannella), e partite verso il vicino parco nazionale Skuleskogen. Un cervo/renna/alce/cosaconlecorna vi attraversa la strada sterrata mentre raggiungete la piccola area parcheggio. Indossate le mantelle perché piove, prendete gli zainetti con le vettovaglie e vi addentrate into the wild. 

  

verso il cuore della foresta
La foresta è costituita da tre livelli di vegetazione, ad altezze differenti: in alto c’è la volta di larici, tanto fitta che impedisce alla pioggia di cadere a terra; c’è poi uno strato di altezza intermedio di betulle e abeti, e infine la vegetazione più bassa, composta da felci e immancabili cespugli di lamponi e mirtilli selvatici. Il terreno è coperto da muschi e licheni, talvolta intervallato da ruscelletti o radure paludose, che attraversare agevolmente grazie a passerelle di legno. Tutto è dominato dal silenzio più totale, incrociate un paio di persone (anche qui vige la regola dell’in montagna se volevo tutti bbene, però la gente è talmente poca che quando la incontri viene naturale salutarla) mentre il sentiero si fa più impervio e attraversa distese di sassi di granito rossastro, tipici della zona. Le ragazze cominciano a lamentarsi, la camminata è faticosa e sono stanche e affamate. Vi fermate a mangiare i sandwich che hai preparato, e con difficoltà riesci a convincerle a proseguire ancora un po’; non per molto però, dopo un’oretta si fermano di nuovo e si rifiutano di proseguire. Gli prepari un piccolo accampamento con un telo tra i licheni, gli lasci acqua, vettovaglie e un mazzo di carte e le abbandoni come Hansel e Gretel nella foresta. In realtà manca sola un quarto d’ora al punto di arrivo, ma fa parte del gioco:  

Mitia apre una strada nella roccia con la sola imposizione delle mani
tu e Mitia superate velocemente l’ultimo tratto di percorso, che porta a una spettacolare spaccatura nella roccia (è una zona “telluricamente” viva, si alza ogni anno di 8 mm) che costituisce l’altipiano dello Skuleskogen. Ritornate poco dopo a riprendere le due povere orfanelle, che non paiono particolarmente turbate e si sono allegramente consolate finendo una confezione intera di muffin. Ottimo.

Rientrate stanchi al campo base, dopo cena tutti a nanna presto, che il giorno dopo si parte di nuovo, verso le porte della Lapponia: Luleå. 

 

ore 23:30 circa
 La notte un vento gelido spazza le nuvole dal cielo, che il giorno dopo si presenta limpido, l’aria è frizzante e profumata come in montagna. Consumate veloci un’abbondante colazione e partite. La strada si snoda attraverso il consueto paesaggio di boschi, laghetti e prati, ora punteggiati da case in legno lasciato grezzo e non verniciato di rosso, e con le pareti in alto leggermente inclinate verso l’esterno. Il viaggio scorre tranquillo, ascoltando lo sceneggiato radiofonico a puntate di Tex Willer: persino più grottesco del fumetto. A parte la ambientazione delirante, con incongruenze che nemmeno Salgari (siamo nel Far West e c’è un castello nel bel mezzo della -sic- “savana”!), vi diverte molto il fatto che OGNI problema possa essere agevolmente risolto, a sentire le parole dei protagonisti, con una buona “dose di piombo caldo”. Ovviamente diventa subito il leit motiv del viaggio: “mi scappa la pipì, possiamo fermarci?” “Di nuovo? Maia ci siamo fermati un quarto d’ora fa”. “Papà, con una buona dose di piombo vedrai che non le scapperà più”, e via dicendo.

 

campeggi svedesi in alta stagione
Incontrate ben poche auto, fino a quando arrivate a Luleå, ultima “grande” città prima della Finlandia. Vi sistemate in un campeggio fuori città in riva al mare, anche qui pochissimi ospiti e spazi enormi. Comprate salmone locale al supermarket, che arrostisci in padella e servi con patate. 

La mattina dopo Emma si sveglia con il desiderio di andare in piscina. Emma è sempre stata così, fin da piccola: ogni tanto si sveglia con un irrefrenabile desiderio, spesso di qualche cosa di assurdo e decontestualizzato, che tira fuori dal cappello come un coniglio quando meno te l’aspetti. Non è un capriccio, si badi bene: quelli li fa in ben modo. In questi casi invece c’è tutta una componente di allegria e trasporto al quale non sai resistere: è una cosa del suo carattere che ti piace moltissimo. “E piscina sia!”. 

 La piscina dove andate si rivela un oggetto architettonico più che notevole, dagli interni rigorosi e curati nel dettaglio, al rapporto con l’esterno e la luce, così importante a queste latitudini, accentuato dalle grandi vetrate. È praticamente deserta a parte qualche anziano, che accoglie con un sorriso il baccano dei tuoi figli. Tu sei pensieroso: questo posto non ti è nuovo. Lo hai già visto da qualche parte, quei gradini in piastrelline colorate, la parete alle spalle rivestita di legno, la balaustra alta in acciaio. Ti viene un dubbio; chiedi all’inserviente, e la risposta è illuminante. 

Ora, vediamo chi riconosce questo posto; non è difficile, è teatro di una famosa scena di un altrettanto famoso film.  

partecipa al quizzone lappone, per Thor!
Il primo che indovina vince un’esclusiva cuffiaccia di plastica nera di quelle che strappano i capelli, comprata proprio qui.  

Al pomeriggio andate a visitare Gammelstad, altro patrimonio Unesco: villaggio parrocchiale del seicento, raccolto attorno a un’imponente chiesa, nucleo antico di Luleå prima che venisse trasferita più in basso, per venire incontro all’innalzamento del terreno rispetto al mare (sì, è buffo: questa zona della Svezia cresce in altezza come un bambino delle elementari).  

 Una cascata di casettine rosse, di ogni forma e dimensione; nella sua perfezione ricorda la cittadina di Truman Show, solo che qui è tutto vero e realmente abitato. Rientrate al campo, dove fai una lavatrice e scrivi queste righe sull’iphone, mentre Mitia studia e le ragazze giocano. 

Domani si riparte, destinazione Rovaniemi, ultima tappa. Non ti aspetti granché dalla città, interamente ricostruita dopo i bombardamenti tedeschi della Seconda Guerra; in fondo è solo un punto, un nome. La boa dove compiere la virata verso casa, insomma. E chi se ne frega di Babbo Natale etc., a parte Maia (ormai solo per inerzia) non ci crede più nessuno dei tuoi. 

Non sei certo venuto fin quassù per babbo Natale, o per vedere le renne. Sei venuto fin qui perché avevi un appuntamento: con me. 

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