Ritorno parte prima. Östersund, Orsa, Copenaghen.

Sì!
Intraprendete allora la discesa verso casa, attraversando la Svezia lungo la statale che percorre l’interno del paese affiancata dall’Inlandsbanan, la linea ferroviaria che collega Gällivare nell’estremo nord a Kristinehamn, non lontana da Stoccolma. Le foreste imponenti sono sempre più spesso interrotte da piccoli paesi, poco più che manciate di villette con praticelli tagliati all’inglese, abitate da anziani svedesi in camicie a maniche corte che fumano la pipa lustrando vecchi modelli di Saab: sembra di stare in un film americano degli anni ’50, persino i colori sono un po’ sbiaditi dal sole che vi accompagna per tutto il tragitto (che culo che avete avuto con il tempo). Vi fermate a dormire a Östersund, sul lago Storsjön, nelle cui acque pare sguazzi un parente del mostro di Loch Ness, l’impronunciabile Storsjöodjuret.

mah!
La cassiera del campeggio te lo descrive ridendo come un incrocio tra un serpente e un maiale: non fa molta paura, neppure a Maia. Pare che il re di Svezia in persona lo abbia inserito tra le specie da proteggere la cui caccia è vietata! Bisogna che anche noi ci inventiamo un qualche mostro per i nostri laghi. Che so, quello del lago di Garda per esempio: frutto di un esperimento genetico degli scienziati della Repubblica di Salò volti a creare un mostro marino per contrastare gli sbarchi degli alleati. Dicono si aggiri nelle acque di fronte a Gargnano.

Il giorno dopo sostate a fare merenda a Orsa, sul lago Siljan, rinomata località di villeggiatura: l’atmosfera è molto diversa dal selvaggio nord, non che ci sia folla (ma dove ne avete incontrata, in Svezia?), però il lungolago è percorso da famigliole che passeggiano biondissime nel sole del tardo pomeriggio.

Era un luogo molto amato dai pittori svedesi, il lago Siljan, per la sua atmosfera serena: visitate il museo di Anders Zorn, con i suoi acquerelli gentili ma un po’ noiosi. Si fa tardi, per lo meno per gli standard scandinavi (ma perché deve chiudere tutto alle cinque anche d’estate, quando le giornate durano mille ore?), e purtroppo dovete rinunciare a visitare la casa di Carl Larsson, il Norman Rockwell svedese (in realtà è Rockwell ad essere un Larsson in versione yankee, diamo a Carl quel che è di Carl)

e soprattutto le infernali miniere di rame di Falun! Peccato. Dopo cena sistemi i sedili posteriori in modo che le ragazze possano dormire al sicuro anche in caso di brusche frenate, e vi apprestate a viaggiare di notte. Tu e Mitia davanti chiacchierate ascoltando Tom Waits, dietro le ragazze si godono il privilegio di un pigiama party in viaggio. Quando cala l’oscurità è un buio pesto, non c’è più il leggero chiarore notturno della Lapponia e i lampioni non piacciono agli svedesi: i fari del Volkswagen illuminano più di una volta lepri e volpi che attraversano la strada davanti a voi. Quando sei stanco, vi fermate in un’area sosta vicino alla strada a dormire.

Il giorno successivo dopo pranzo attraversate il ponte di Øresund, e la Svezia saluta con te il suo consumatore principale di kanelbullar. L’altro dolciume/porcata che avete consumato compulsivamente in questi giorni è il Marabou: tavolette di cioccolata svedese, bisogna ammettere peraltro di ottima qualità. Resta da capire per quale cazzo di motivo gli abbiano dato il nome di un orribile uccello africano la cui peculiarità è nutrirsi di carcasse di animali morti. Passando il confine pensi che avete attraversato praticamente tutta la Svezia e non hai mai incontrato nè visto un poliziotto che sia uno, qualunque cosa questo possa significare.

Prenderete il traghetto da Rødby che taglia fuori buona parte della Danimarca portandovi direttamente in Germania: siccome ce ne sono anche di notte, decidi di fare prima un salto a Copenaghen.

 La circolazione col Volkswagen a Copenaghen risulta faticosa e ti richiede molta concentrazione, per tre motivi: primo, il centro della città è piuttosto intricato; secondo, ci sono un miliardo di ciclisti che filano come schegge da tutte le parti; terzo e non ultimo, la popolazione femminile. Non te lo aspettavi: è evidente che le donne di Copenaghen sono le più belle del mondo, pensi, mentre cerchi di mantenere una parvenza di controllo della situazione davanti ai ragazzi. Parcheggi nel primo posto libero che trovi e proseguite a piedi. Anche qui i musei chiudono alle cinque: per fortuna però al mercoledì la galleria nazionale resta aperta fino alle otto. Attraversate i curatissimi giardini di Rosenborg e arrivate all’imponente edificio della Staten Museum for Kunst, con la grande vasca circolare davanti all’interno della quale i visitatori possono portare le sedie di ferro verniciato per accomodarsi coi piedi in acqua.

la sala dei pasticci
All’ingresso del museo un cartello avverte i visitatori: please, take photos. Non avete moltissimo tempo, e la collezione è immensa: decidi di focalizzarti sull’arte nordica. I ragazzi scorrazzano tra le sale semi deserte (ci siete solo voi e degli spagnoli), fino a quando non scovano la sala degli schizzi: a disposizione dei visitatori ci sono matite di tutte le durezze, fogli di varia grammatura, tavolette di legno e seggiole da portare in giro per copiare dal vero i quadri. Sistemàti per un’ora almeno. Ti dedichi allora alla ricerca dei quadri di Vilhelm Hammershøi, passando per varie sale che coprono la produzione artistica scandinava degli ultimi tre secoli. C’è una vaghissssssima tendenza al depressivo-tragico-funereo nell’arte nordica, quando non si tratta di paesaggi:

“and in his eyes I saw death”, Ejnar Nielsen: minchia che allegria
tra una scultura in grandezza naturale della Morte che porta via il figliolo neonato alla madre e il ritratto di una giovincella tubercolotica che tira gli ultimi, il buon Munch (presente con un paio di opere minori) sembra un allegrone. Per fortuna c’è una sala solo per Emil Nolde che hai sempre amato moltissimo, con le esplosioni dei suoi paesaggi marini. Recuperi al volo i ragazzi mentre i guardiasala fanno il giro di chiusura, e uscite.

Oceano e nuvole scure. Emil Nolde, 1935
Ora: sarà la frustrazione dell’imminente rientro, ma hai una gran voglia di polemica. E allora andiamo! La galleria nazionale di Danimarca è un qmuseo enorme; la collezione sconfinata e di grandissimo valore, in più c’è un’esposizione temporanea. La qualità degli spazi espositivi è altissima; quella dei servizi poi, caffetteria e shop, non ne parliamo. Bè dunque, l’ingresso è gratuito per tutti; come al Nationalmuseet del resto, mentre tutti gli altri musei della città hanno almeno una giornata gratuita alla settimana. I minori, gratis sempre e ovunque.

Meanwhile in Milan, un museo di recente apertura che offre solo un’esposizione temporanea, come dicono i milanesi, “bella ma non bellissima”, si vanta di aver abbassato il biglietto da 15 a 12 euro in occasione di Expo. E i minori? 10 euro! Mah. D’altronde che ne vuoi sapere tu di politica e management dell’arte, non hai preso Master presso una business school…

È ora di ripartire, fuori cala il sole: a Copenaghen ci tornerai però, con più calma: segnatelo. Saluta le danesi e rimettiti in marcia.

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